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Il Voto della Libertà, 7. Il traguardo

Per qualche donna, non si tratta di combattere per avere un diritto: è naturale averlo. Si nasce uguali; la differenza è riconoscerlo e concederlo, nell’ambito di una cultura prevalentemente maschilista.

Spiega Luigina Forcella: «lo sentivo, era una cosa naturale, ma non mi sentivo di dovere andare a combattere per avere un diritto… era naturale che l’avessi. Ecco, pensavo questo – capito- questo pensavo: “Perché non dobbiamo averlo anche noi? Dobbiamo avere anche noi una nostra fisionomia”».

La conquista del voto, per le donne, rappresenta il raggiungimento della libertà. Poter utilizzare la propria responsabilità civile, contribuire a dare una strada alla direzione dell’epoca. Si tratta di un evento storico, emozionante. Le donne hanno una voce sociale, la possono usare. Possono esprimere il loro pensiero, darne un contenuto. Possono scegliere. Il voto rappresenta il loro modo di vedere e interpretare la vita.

È la conquista di tante donne le quali si impegnano per garantire i diritti. È un patrimonio culturale da difendere, una vittoria da conservare e tramandare, insieme alla memoria legata alla storia. Il dolore, la guerra, la lotta non vanno dimenticati. Ciò che ha vissuto la donna per raggiungere questo nuovo destino, non va dimenticato. L’importanza di questo atto è un sapere da diffondere, ma anche da assimilare (non tutto l’ambito femminile ha un quadro politico preciso). Le donne notano, nel contesto elettorale, atteggiamenti differenti da parte di ogni elettore; non viene, per esempio, mantenuta in tutti i casi la segretezza del voto. 

In questo contesto storico, come in quelli attuali del resto, si discute per la scelta politica da condurre avanti: in ogni famiglia c’è un orientamento. La scelta spazia tra le Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano, il Partito Socialista Italiano, il Partito d’Azione, il Partito Liberale Italiano, il Partito Repubblicano Italiano e la Democrazia del Lavoro. Ci sono, dunque, i partiti e il Comitato di Liberazione Nazionale. Le donne si formano per scegliere. Vogliono decidere e vogliono farlo bene. Davanti alle cabine elettorali c’è gioia, c’è euforia, c’è una lunga attesa. Le donne indossano il vestito della domenica, perché il giorno del voto è un giorno di festa. Di rossetto ce n’è poco, dopo gli anni della guerra. È chiara, tuttavia, la raccomandazione di non indossarlo. Ci sono tante donne e, in questo gesto che definisce una concreta svolta, sono unite; sono insieme. Forti, per un nuovo inizio. Lo spartiacque ha diviso due storie; la seconda contiene e comincia a valorizzare la donna. L’amore per la patria ha unito ogni dimensione politica, religiosa, culturale. Ha unito i generi umani, senza più pregiudizi. Un aiuto totale, incondizionato, che ha messo in luce l’importanza della collaborazione umana, della reciprocità. Lottare per diventare liberi, per liberare l’Italia, per liberare le donne. Il voto alle donne per ricostruire l’Italia; il voto alle donne per ricostruire la cultura. 

Donne importanti, circa la garanzia del voto e la legislazione femminile, appartengono all’Assemblea Costituente; sono le Madri Costituenti. Si tratta di: Nilde Lotti, Maria Agamben Federici, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra Fiorini, Vittoria Titomanlio, Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnara, Teresa Noce, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Bianca Bianchi, Angelina Livia Merlin e Ottavia Penna Buscemi.

Queste donne contribuiscono a inserire nella Costituzione principi come l’uguaglianza tra uomini e donne (art.3), la parità nel lavoro (art. 37) e l’accesso delle donne nelle cariche pubbliche (art. 51).

Nell’800, Anna Maria Mozzoni chiede il diritto di voto per le donne. Nel 1877, difatti, presenta una petizione al Parlamento. Nel 1912, Anna Kuliscioff critica la riforma la quale dà il voto agli uomini, ma esclude le donne. Questa donna lotta per i diritti femminili legati alla politica e al lavoro.

Le donne hanno sempre camminato e lottato per la loro dignità. È fondamentale ricordare l’importanza della storia, nel bene e nel male, per farla progredire. 

Video: Fausta Monelli (segmento 13, “Memoria”, intero).

Fausta Monelli esprime il suo pensiero sul tema della memoria: la memoria e la cultura sono inscindibili. La memoria è la base di tutto.

Ripercorriamo infine le ultime tappe del 1946 grazie alle immagini delle Gazzette ufficiali del Regno d’Italia del 1946 che diventa Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana a seguito dell’esito del Referendum del 2 giugno. Si chiude un periodo travagliato che era cominciato proprio il 9 settembre 1943 e in qualche modo si ritrova raccontato proprio dalla pubblicazione delle Gazzette Ufficiali. Nel periodo compreso tra il 9 settembre e il 19 ottobre 1943, l’amministrazione della Gazzetta Ufficiale rimasta a Roma si trovò a operare sotto un totale vuoto di potere italiano, trasformandosi in strumento dei comandi tedeschi e dei fascisti.

Il 19 ottobre la repubblica sociale Italiana istituì la sua “gazzetta ufficiale d’Italia”. Solo con il regio decreto del 30 ottobre 1943, il governo Badoglio formalizzò la nascita di una serie speciale della Gazzetta Ufficiale del Regno. La ripresa delle stampe governative del Sud avvenne il successivo 18 novembre 1943 a Brindisi. Con la Liberazione la Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia riprese ad essere l’orano preposto alla pubblicazioni ufficiali su tutto il territorio italiano.

Le gazzette dopo il 9 settembre 1943

Archivio Mubat
per gentile concessione archivio storico Italgas – Heritage Lab

Il percorso verso la Repubblica, l’assemblea costituente

archivio storico Italgas – Heritage Lab
archivio storico Italgas – Heritage Lab

L’elezione di De Nicola

archivio storico Italgas – Heritage Lab

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