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Il voto della Libertà, 6. La Guerra e la politica

Il diritto di voto delle donne si collega strettamente al ruolo che costoro hanno avuto, storicamente, nell’ambito delle due guerre. È stato riconosciuto il loro ruolo attivo nella società non solo come madri ed educatrici, ma quali donne capaci di prendere una posizione, di sovvertire l’ordine se necessario, in grado di eseguire le varie mansioni in passato attribuite soltanto agli uomini, in grado di gestire le situazioni legate a eventi gravissimi e pericolosi, quali la guerra. Il loro coraggio, la loro sensibilità, la loro straordinaria capacità e precisione hanno messo in evidenza il loro valore, l’importanza della parità e della reciprocità nell’ambito sociale, politico e umano.

Una parte delle donne proviene da un contesto familiare socialista, garibaldino, sardista, fascista. La maggioranza delle donne intervistate, dal punto di vista politico, ha cominciato in età adolescenziale e adulta a collaborare con i partiti e la Resistenza. Molte donne, in particolar modo nel Sud Italia, sostengono la Monarchia; altre, invece, sostengono la Repubblica e partiti quali la Democrazia Cristiana. Altre, ancora, sostengono il Partito Comunista.

Per quel che concerne la vita politica, le donne hanno lottato e sostenuto tenacemente i diritti delle altre donne. Un esempio è Amelia Ardias, la quale nella prima parte della sua vita si è dedicata alla famiglia mentre, successivamente, ha avuto parte importante nella dimensione politica, ottenendo riconoscimenti anche dall’America. È inizialmente segretaria del marito Guido Cortese (avvocato e politico), collabora con il Mattino e, infine, diviene parte attiva e integrante del Partito Liberale, quale sostenitrice dei diritti delle donne. Questo è il suo racconto:

testimonianza di Amelia Ardias (segmento 5, “La vita politica”, intero).

Il sindacato (è stato già citato, per esempio, il caso di Antonietta Zoradelli), diventa una voce per tutelare i diritti delle donne. Sono molte le donne che si avvalgono di questo strumento.

Giovanna Bitto è una grande lavoratrice; nutre il sogno di poter studiare e riesce a laurearsi dopo molti anni. Nella sua azienda, l’Inam (Istituto nazionale delle assicurazioni contro le malattie), fa valere i diritti lavorativi; successivamente, comincia a collaborare con la CISL e le ACLI. Fa parte della Commissione di parità del Ministero del Lavoro.

Video: Giovanna Bitto (segmento 10, “Il sindacato”, intero).

Tina Costa collabora con il Partito Comunista; è molto attiva dal punto di vista politico. Conosce molte persone partecipi di questa fase storica di trasformazione, per esempio Nilde Lotti, Adele Bei, Teresa Noce, appartenenti alle Madri Costituenti.

Testimonianza di Tina Costa (segmento 8, “Il PCI e le sue esponenti donne”, intero).

Scheda dell’immagine su FONDAZIONE ISTITUTO PIEMONTESE ANTONIO GRAMSCI DI TORINO – POLO DEL ‘900

Anniversario della Liberazione 1950 – Polo del Novecento

Le donne partecipano ampiamente alla Resistenza romana (movimento iniziato l’8 settembre 1943 e durato fino al 4 giugno 1944, contro l’occupazione nazifascista). La maggioranza delle donne, durante il conflitto, sono partigiane o staffette. Trasportano armi, medicinali, informazioni. Aiutano con gli spostamenti, nascondono uomini persino nella loro casa (il solaio è un esempio). Creano una rete di relazioni, costruiscono la storia in maniera attiva. Alcune donne, con tale attività politica, hanno conosciuto il compagno della propria vita (decisamente condividere insieme la buona e la cattiva sorte). Le donne rischiano, tentano, ma non si arrendono. Sono tasselli importantissimi per la realizzazione dello svolgimento storico. Alcune donne si trovano a frequentare contesti di lavoro con i tedeschi; altre con i fascisti. Qualche donna è stata scoperta quale partigiana, ma non tutti i sostenitori delle dittature hanno fatto la spia. È il caso di Luigina Forcella, la quale lavora con un fascista che ha compreso la sua condizione, ma non dice nulla, la mette soltanto in guardia. Lei, per riconoscimento, lo difenderà in tribunale. Scegliere un movimento politico, talvolta, è il risultato di un’epoca storica. C’è chi ha scelto di non danneggiare un’altra persona, anche se il movimento politico impone il contrario. La guerra mette gli esseri umani, tutti fratelli, l’uno contro l’altro; inevitabilmente, si perde in tutti i casi. C’è persino qualche donna che ha nascosto sia i fascisti, sia i nazisti; ritengono che alcuni di loro lo meritino. Un esempio è Antonietta Zoradelli; non c’è legittimazione delle ingiustizie, nelle loro motivazioni. 

C’è, dunque, il proclama Badoglio (cioè l’annuncio dell’armistizio tra il governo del Regno d’Italia e gli Alleati, l’8 settembre 1943); si tratta dell’entrata in vigore dell’armistizio di Cassibile, firmato il 3 settembre. La Resistenza romana è determinante contro i tedeschi. Nascono i Gruppi di Azione Patriottica (GAP), i quali sono costituiti da partigiani. A Roma i GAP vengono gestiti da Alfio Marchini, Antonello Trombadori e Roberto Forti. Questi GAP centrali vengono divisi in due reti, le quali si dipanano in lungo e in largo il territorio romano. Collabora con i GAP anche una donna, il cui nome è Carla Capponi. È una partigiana con un ruolo storico importante, per quel che concerne la battaglia contro i nazisti di Roma. Partecipa all’attacco di Via Rasella. C’è poi la rappresaglia tedesca, l’eccidio delle Fosse Ardeatine; la liberazione, la ricostruzione. Carla racconta la sua vita in un libro: “Con cuore di donna”. Le donne vivono dunque la partecipazione attiva, ma anche la fame, la povertà, la distruzione, la paura, le perdite.

È Iole Mancini, partecipe attiva della Resistenza romana, a raccontare di Carla  Iole Mancini (segmento 7, “La resistenza romana”, intero).

La notte ci sono i bombardamenti: le donne si nascondono, dunque, con le proprie famiglie. Queste vicende uniscono, ma allo stesso tempo distruggono; legano e dissolvono. Creano, allo stesso tempo, una maggiore consapevolezza dell’unicità della propria vita.

Silvia Monalda Baldetti raccontano della guerra e dei bombardamenti a Chiusi, in Toscana; raccontano dell’ospedale bombardato e del successivo trasferimento dei malati e dei feriti nell’ampia entrata della loro casa. Il papà è un medico. Raccontano dei tedeschi e dell’arrivo degli Alleati. I tedeschi bussano alla loro porta, chiedono vestiti per non farsi riconoscere dagli inglesi; chiedono di restare. Successivamente vanno via, spariscono nel nulla. Alcuni tedeschi bombardano la zona cimiteriale, ci sono molti morti. I combattimenti generano una situazione locale disastrosa. La guerra poi passa, le due donne possono tornare nella loro casa, nel paese circolano di nuovo le persone per strada, c’è voglia di ricostruire e di vivere giorno per giorno con serenità.

Adriana Amalfitani vive il bombardamento di San Lorenzo, con il quale muore la sorella, perde la casa e la mamma ne resta ferita. Cerca la mamma di ospedale in ospedale, la trova. Vive in vari alloggi, fino a trovare la casa definitiva. Racconta i dettagli di quel giorno: 

Video: Adriana Amalfitani (segmento 3, “Il bombardamento di San Lorenzo”, intero).

Alcune donne divengono prigioniere (nel caso di Roma, per esempio, a Via Tasso; una prigionia analoga a una tortura. Le donne sono costrette a stare in una stanza, senza spazio, tra cui c’è in quasi tutti i casi una spia; l’impossibilità, dunque, di poter parlare liberamente). 

Iole Mancini – Noi Partigiani

Spiega Iole Mancini: «Ernesto (il marito) era nascosto nel soppalco da mio padre. Guai, guai, se io avessi fatto il nome di mio padre: saltava tutta la famiglia. E allora il nostro credo era non parlare, resistere fino alla morte». 

Continua: «Dopo quasi quattro ore di questa tortura (l’interrogatorio), con questo faro in faccia, mi portano di nuovo in una piccola stanza, mi consegnano una piccola ciotola di legno, un cucchiaio di legno, una copertina e mi accompagnano al terzo piano, dove c’erano le stanze, due stanze delle donne. Lì vengo accolta, la stanza era un quarto di questa, eravamo in quattordici, quasi sedute in piedi, non potevi sdraiarti perché non c’era spazio per terra; con la finestra con le bocche di lupo, l’esterno era una finestra con le persiane chiuse, ma all’interno era murata. Dunque noi stavamo lì, poveri esseri, ognuno con la propria storia. Due solo si presentarono dicendomi i propri nomi, tutte le altre nomi falsi, perché avevo saputo che nelle carceri, in ogni cella c’era una spia, dunque tu non potevi aprirti». 

Infine, racconta la liberazione dal carcere, con l’arrivo degli americani: «Nel frattempo io sono a via Tasso e si fa la vita di tutti i prigionieri. Si sapeva che da via Tasso entravi ma non uscivi. Questo per parecchi giorni. Arriva la sera del 3 giugno ‘44. Durante la settimana si era sentito e salivano dalle scale odori di bruciato, scarponi che salivano, scendevano, perché si avvicinavano le truppe americane a Roma e i tedeschi stavano facendo sparire gli archivi. Ecco perché, quando siamo stati liberati quasi tutti gli archivi di via Tasso non c’erano più, erano stati bruciati. La sera del 3 i tedeschi aprono la mia cella, mi fanno scendere con altri uomini. Scendiamo giù in strada, ci sono dei camion, uno è già pieno, pronto per partire e parte. Il nostro, ci fanno salire, ma non parte, c’è un guasto. Ci fanno scendere, ci riportano nelle celle, ci chiudono nelle celle e tutta la prigionia è… sì siamo tutti chiusi, ma non ci sono più i tedeschi. La mattina del 4 arrivano gli americani, ci liberano. Nel frattempo parte di Roma sud era stata liberata e, una parte parenti, una parte vicini di questa strada, si era radunato sotto, hanno aperto il portone e ci hanno liberati. Ecco questo è stato il momento più…. È una sensazione così forte sapere che finalmente sei libera, puoi parlare col vicino senza il pericolo che qualcuno da dietro spiava, puoi camminare, puoi urlare, sei libera. Per noi quel giorno la parola libertà ha avuto un significato universale. Eravamo finalmente liberi, liberi di riabbracciare i nostri parenti, gli amici. Ho potuto rivedere mio marito il 5, perché io fino al 5 non sapevo se era vivo, se era morto, se i miei parenti fossero vivi. Dal 4 al 5 le nostre famiglie si sono riunite e finalmente l’incubo fascista e tedesco per Roma, per l’Italia, era quasi finito, perché poi c’era ancora il nord Italia era da liberare; ci sono voluti ancora molti mesi. Ma finalmente gli alleati e i partigiani, non bisogna mai dimenticare l’apporto che i partigiani, le donne comprese, hanno avuto per la liberazione dell’Italia, con tanti morti, tanti. Però la lotta era finita, finalmente… c’erano…. i sogni potevano quasi avverarsi».

Un’altra testimonianza di prigionia giunge da Vera Michelin Salomon, questa volta sfociata in un campo di concentramento in Germania (inizialmente è detenuta nel carcere di Via Tasso, poi di Regina Coeli; successivamente, viene mandata in Germania. Trascorre un mese a Stadelheim, a Monaco, poi viene trasferita ad Aichach). Vera conosce amici che le aprono le porte della cultura, alloggia presso il loro appartamento per un certo periodo, inizia ad appassionarsi alla politica, alla libertà di pensare e reagire, legge molti libri. Con la famiglia, nel corso della sua vita, vive presso varie città, tra Nord e Sud. Diventa uno spirito libero, esprime la libertà interiore, nonostante la prigionia e gli anni travagliati, resta forte e determinata. Racconta gli anni della detenzione e della liberazione, condivisi con donne di ogni nazionalità, ma tutte unite da un destino comune in quel tempo storico, ognuna con la sua storia individuale.

Pillole Partigiane: Vera Michelin Salomon (dal minuto 00:00 al minuto 2:55).

«Questa è stata la liberazione. E anche lì c’erano i lillà fioriti». Queste sue parole esprimono pienamente la nuova condizione, esterna e interiore. I lillà sono sbocciati.

Fino alla Liberazione restano unite e combattive e generano insieme, attraverso la resilienza nell’ambito della tragicità della guerra, il proprio futuro, un nuovo futuro. Donne di varie nazioni (la guerra ha unito i destini di varie popolazioni e culture) giungono insieme fino alla fine del conflitto. Rinascono. Concepiscono, grazie alla loro tenacia, la nuova condizione della donna e un nuovo mondo. Le donne iniziano a conoscere, finalmente, la libertà.

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