L’anno 1946 racchiude una svolta storica senza precedenti: la concessione del diritto di voto alle donne, una conquista maturata durante la Seconda Guerra Mondiale
La conquista del diritto di voto alle donne. Madri, figlie, lavoratrici vengono incluse nella vita attiva sociale e politica. Il voto diventa l’espressione della forza delle donne e della loro volontà. Viene finalmente messa in luce la questione della parità.
La testimonianza di Iole Mancini (segmento 11, “Il voto alle donne”, dal minuto 00:00 al minuto 1:36).
Antonietta Zoradelli, tra le donne intervistate, si esprime, sul voto, in questo modo: «quando poi ci è arrivata la possibilità del‘46 di andare a votare, per noi è stata una…come riconquistare il nostro io, riconquistare l’Italia, capito? Riconquistare quella che era la nostra vita, perché la donna è vita, perché la donna dà la vita». Aggiunge, poi: «è il voto dentro di te. Tu hai votato te stessa, lì». Poter essere, dunque; poter finalmente contare nella società.
Il percorso verso questo evento inizia nel 1866; la nazione è nata da poco. Dopo la Terza guerra d’indipendenza (20 giugno 1866- 12 agosto 1866), il Veneto viene incluso nella patria. Vittorio Emanuele II si reca a Venezia; c’è una manifestazione in piazza san Marco, organizzata da donne, le quali chiedono il diritto di voto, di essere cittadine partecipi nell’ambito del nuovo Stato. La loro richiesta non viene accolta, ma si tratta dell’origine di un nuovo inizio da costruire. La Repubblica Romana del 1849, d’ispirazione mazziniana (Mazzini ritiene che l’uomo non sia superiore alla donna), si basa sul suffragio universale maschile e femminile attivo e passivo; tale Repubblica dura poco.
Nel 1906, circa 10 maestre di Montemarciano si iscrivono alle liste elettorali; sulla base dello Statuto Albertino, dal momento che sono persone diplomate o laureate, lo possono fare. C’è, tuttavia un ricorso: i loro nomi, quindi, vengono cancellati. Nello stesso anno viene inviata al Parlamento una petizione, sottoscritta da alcune donne tra cui Maria Montessori (prima donna laureata in medicina, nota per il suo metodo pedagogico): la petizione non ha alcun riscontro.
Negli ultimi anni del 1800 Matilde Serao aveva fondato il Mattino di Napoli coinvolgendo prestigiose firme come Giosuè Carducci, Gabriele D’Annunzio e Salvatore Di Giacomo.
Nel 1909 Grazia Deledda si presenta come candidata per le elezioni alla XXIII legislatura del Regno d’Italia per il Partito Radicale Italiano.
Fino al 1919 la donna non ha nessuna possibilità nell’ambito del diritto; in questo campo, dipende dagli uomini. In quell’anno la Camera approva il diritto di voto per le donne; il senato non fa in tempo a confermarlo. Con il fascismo, la questione non è più considerata.

La testimonianza di Maria Lisa Cinciari Rodano (segmento 2- “Fine della guerra e diritto di voto”, dal minuto 1:51 in poi).
Nel 1940 l’Italia entra in guerra al fianco dei tedeschi ma nel giro di tre anni la guerra volge al peggio per le nazioni dell’Asse, lo sbarco in Sicilia produce come conseguenza la caduta di Mussolini e l’armistizio con gli Alleati annunciato l’8 settembre in vista dell’imminente sbarco, il giorno dopo a Salerno. l’Operazione Avalanche riporta gli angloamericani in Europa e dal il via alla Campagna d’Italia.





Nel 1944 Salerno è sede provvisoria del Governo Badoglio I, del Governo Badoglio II e del Governo Bonomi II. Il governo italiano a Salerno dura dall’11 febbraio al 15 luglio 1944 (Roma, formalmente sede della capitale, ma non dal punto di vista esecutivo in questo contesto storico, viene liberata il 5 giugno del 1944; fino a questa data, dunque, permane la provvisorietà del potere esecutivo nella città salernitana). La città viene definita “Salerno Capitale”, sebbene non lo sia in maniera effettiva. Con la liberazione di Roma c’è la “Svolta di Salerno”, cioè viene trovato un accordo d’unità nazionale (iniziativa di Palmiro Togliatti nell’aprile del 1944, per accordare le direzioni politiche sulla questione dell’unità del governo della nazione. Nello specifico fa riferimento a Badoglio, alla monarchia, nonché agli antifascisti; si sostiene un governo che comprenda i partiti del Comitato di Liberazione Nazionale). A Salerno, lo Stato italiano viene riorganizzato; è in questo ambito che viene sviluppato il contesto politico che ha condotto al suffragio universale. Si creano le basi della democrazia italiana. Il Decreto Legislativo n.23 viene emanato con il governo di Ivanoe Bonomi (sotto la luogotenenza formale di Umberto di Savoia).
La testimonianza di Maria Lisa Cinciari Rodano (segmento 1- “Lotta antifascista e impegno per il voto femminile”, dal minuto 1:12 al minuto 2:07).
Nel 1944 viene istituito un Comitato pro voto, per rivendicare il diritto di voto alle donne; c’è un dialogo costante, si va nelle case, si spiega cosa sia, nello specifico, l’acquisizione di tale opportunità. Fanno parte di questo Comitato tutti i partiti femminili del Comitato di Liberazione Nazionale, le repubblicane e il Partito della Sinistra Cristiana.

Il percorso è lungo e tortuoso, ma l’accesso al voto nel 1946 è il primo passo. Un passo alla volta, per costruire la storia, una nuova storia, con l’inclusione del ruolo femminile, quale parte della storia. Il 31 gennaio 1945 viene emanato un Decreto Legislativo Luogotenenziale (n.23), pubblicato il 1°febbraio del 1945, il quale riconosce il diritto di voto alle donne (e sancisce il suffragio universale).
Nel 1946, le donne possono finalmente votare. Il 2 giugno, in occasione del referendum relativo alla scelta tra Monarchia e Repubblica, vince la Repubblica, con il 54,27% dei voti (la Monarchia ne ottiene il 45,73%). La maggioranza delle donne vota la Repubblica. Vengono elette, inoltre, le prime 21 deputate all’Assemblea Costituente (da cui è nata la Costituzione italiana), su 556 membri in Parlamento. L’affluenza alle urne è quasi del 90% (nell’ambito del suffragio universale). Le donne rappresentano soltanto il 3,6%, ma con un impatto decisivo e fondamentale per la legislazione inerente l’uguaglianza dei diritti. Fanno parte dell’Assemblea Costituente 9 democristiane, 9 comuniste, due socialiste e un’esponente del Fronte dell’Uomo Qualunque. Si vota a partire dai 21 anni. Il Corriere della Sera raccomanda di non utilizzare il rossetto, per non sporcare la busta contenente il voto (chiusa con la saliva).
Le donne hanno fornito un enorme contributo per quel che concerne la libertà e la resistenza. Hanno dimostrato ampiamente, nel corso delle due guerre, il loro valore e il loro prezioso supporto, la loro intelligenza e la loro sensibilità. L’anno 1946 rappresenta, dunque, uno spartiacque. Quest’anno ricorre l’80° anniversario del diritto di voto delle donne. La democrazia ha raggiunto un importantissimo traguardo lungo il tragitto verso la parità di genere. La salita, tuttavia, è ancora ripida e da scalare
Ecco l’elenco[1] degli articoli appartenenti al decreto legislativo luogotenenziale n.23 del 1°febbraio 1945, per il voto alle donne:
Art.1
«Il diritto di voto è esteso alle donne che si trovino nelle condizioni previste dagli articoli 1 e 2 del testo unico della legge elettorale politica, approvato con R. decreto 2 settembre 1919 n.1495.»
Art. 2
«È ordinata la compilazione delle liste elettorali femminili in tutti i Comuni. Per la compilazione di tali liste, che saranno tenute distinte da quelle maschili, si applicano le disposizioni del Decreto legislativo Luogotenenziale 28 settembre 1944 n.247, e le relative norme di attuazione approvate con decreto del Ministro per l’interno in data 24 ottobre 1944.»
Art. 3
«Oltre quanto stabilito dall’art. 2 del decreto del Ministro per l’interno in data 24 ottobre 1944, non possono essere iscritte nelle liste elettorali le donne indicate nell’art. 354 del Regolamento per l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con R. decreto 6 maggio 1940 n.635.»
Art. 4
«Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno. Ordiniamo, a chiunque spetti, di osservare il presente decreto e di farlo osservare come legge dello Stato.»
Roma, 1° febbraio 1945
UMBERTO DI SAVOIA
BONOMI TUPINI
Nella foto di copertina Grazie Deledda, prima donna a vincere il Nobel per la letteratura e prima donna candidata al Parlamento Italiano, candidatura reputata una provocazione per al tempo il voto non era consentito alle donne
[1] elenco tratto dal testo di Bruna Bertolo: “Donne protagoniste. Per la costituzione della Repubblica italiana”. Cap. 1: “La lotta delle donne per la libertà”, pag. 17.