Operation Avalanche

Il voto della Libertà, 2. La condizione delle donne

 Le donne sono accomunate, nel contesto temporale racchiuso tra le due guerre mondiali, da una vita spesso umile ma vissuta pienamente. Sono donne forti, intraprendenti, coraggiose e instancabili. Donne nel colmo di un vorticare di sentimenti ideali, umani e patriottici. Sono donne che lottano contro le ingiustizie, prendono una posizione. Aiutano, soccorrono, nascondono coloro che ritengono ne abbiano il bisogno. Sono donne attive, donne che partecipano. Mettono in campo le loro forze, le loro case, i loro rifugi. Hanno delle idee e le sostengono totalmente, con la pienezza del proprio carattere, senza condizionamenti: persino al costo della loro incolumità.

Hanno situazioni familiari eterogenee, ma queste donne hanno quasi tutte una cosa in comune: un’intensa voglia di vivere, di fare. Hanno delle abitudini consolidate, hanno voglia di costruire e raccontare. Amano la vita, nonostante la guerra, la povertà e le difficoltà. 

il 7 giugno del 1918 una tremenda esplosione distrusse la fabbrica di munizioni Sutter & Thévenot a Castellazzo di Bollate. Nella fabbrica era impiegato soprattutto personale femminili e il disastro causò 59 morti accertati e oltre 300 feriti, per la quasi totalità donne.

Donne al lavoro, in un reparto di inizio Novecento. Indossano un semplice grembiule, con gli zoccoli o a piedi nudi. I volti paiono concentrati in un’operazione delicata: maneggiare proiettili ed esplosivi. Ma a qualche operaia scappa un sorriso, mentre qualcun’altra guarda con aria quasi di sfida verso il fotografo (Luca Comerio, uno dei migliori dell’epoca). Chissà quanti di quei sorrisi sono stati spenti quel giorno. Chissà quante di quelle giovani vite sono state distrutte, in un attimo, in un inferno di fuoco…[1]

Dall’Unità alla fine della guerra il cammino verso l’istruzione

L’analfabetismo è ancora molto diffuso, specialmente nell’ambito femminile; negli 1926 la percentuale rappresenta circa un quarto del totale “ll 13,5% degli sposi, in prevalenza giovani e quindi più istruiti, non poté sottoscrivere l’atto di matrimonio perché analfabeta[2]: La guerra fa chiudere le scuole (quest’ultime vengono, talvolta, utilizzate per altri scopi legati al conflitto). Molte donne studiano presso le suore. Le donne devono occuparsi della casa, della famiglia, dei campi; l’istruzione, per loro, non è necessaria, secondo la cultura dell’epoca. 

Teresa di Tucci lascia la scuola in quarta elementare, per volontà del padre, il quale pronuncia costantemente un proverbio: «naviga al mare, mantieniti forte a terra, che ogni ricchezza dalla terra viene». Lavora per tutta la vita in campagna; la sua famiglia coltiva la vite, produce il vino. C’è abbondanza di vari alimenti piantati, come il pomodoro, il grano, i cereali e così via. Lei è felice; riconosce che, grazie alla campagna, può condurre una vita dignitosa. Il lavoro le dà il necessario. Continua con la manodopera nei campi anche dopo il matrimonio; il marito, infatti, coltiva ugualmente la terra. Si allontanano da Gaeta, luogo in cui risiedono, durante la guerra; sono sfollati, giungono in Sicilia (Bolognetta). Il ritorno avviene con la liberazione della città laziale.

La testimonianza di  Teresa Di Tucci (segmento 2, “Il lavoro”; dal minuto 00:00 al minuto 2:01).

Antonietta Zoradelli, chiamata Tonia, inizia a lavorare all’età di 15 anni, in un magazzino di tabacco; in estate lavora negli alberghi (la sua mansione è lavare i piatti). Patisce per le condizioni lavorative pesanti, come la sete, lavorando nell’ambito del primo lavoro (conseguenza diretta del lavoro a contatto con la pianta del tabacco); la difficoltà di trascorrere molte ore con una metà del proprio corpo nell’acqua; la difficoltà di lavorare in una casa per anziani (la Casa industria) con scarse condizioni igieniche e poco rispetto verso le persone le quali alloggiano in quel contesto, verso cui c’è un’ingente richiesta economica. Indice degli scioperi. Protesta, in tutti i casi, per i propri diritti e per quelli delle sue colleghe; è una donna forte e lo si percepisce dalle sue parole, dalla sua tenacia, dalla sua lotta costante per la parità delle donne nell’ambito del lavoro, quindi per il salario, per i diritti legati al tema della maternità, per le condizioni contestuali e quotidiane. Diventa una sindacalista. A Brescia, fa in modo che anche gli orari notturni vengano pagati alle donne.  Subisce due lutti importanti: la morte della figlia per parto e, poco tempo dopo, della madre. Resta, tuttavia, una persona che reagisce, che affronta le situazioni. Racconta di aver amato e praticato il canto e il ballo per tutta la vita. Ama la natura e cita, nella sua intervista, una poesia di un nativo americano Sioux, incontrato alla Casa industria. Questa poesia recita: «Oh grande spirito, la cui voce sento nei venti, e il cui respiro dà la vita a tutto il mondo, ascoltami, vengo davanti a te, uno dei tuoi tanti figli, sono piccolo e debole. Ho bisogno della tua forza, della tua saggezza. Fammi camminare tra le cose belle. Fa’ che i miei occhi ammirino il tramonto rosso e oro del sole, fa’ che anche le mie mani rispettino ciò che tu hai creato, che le mie orecchie siano acute nell’udire la tua voce. Fammi saggio, così che io conosca le cose che tu hai insegnato ai miei popoli, le lezioni che hai nascosto in ogni foglia, in ogni roccia. Cerco forza, non per essere superiore ai miei fratelli, ma per essere abile a combattere il mio più grande nemico: me stesso. Fa’ che io sia sempre pronto a venire a te con mani pulite, occhi diritti, così che quando la vita svanisce, come la luce al tramonto il mio spirito possa venire a te senza vergogna».  Antonietta fa produrre molte copie di questi versi, le dà a molte maestre. L’amore provato per queste parole, è l’amore che queste donne racchiudono dentro ed esprimono con le azioni della loro vita eroica. 

testimonianza: Antonietta Zoradelli (segmento 10, “Il rispetto per il creato”).

Antonietta mostra la foto con i figli

Spirito di iniziativa e collaborazione

Le donne impiegano il loro tempo e il loro impegno con animo attivo, nonostante la fame, la sete e i sacrifici imposti dalla guerra e dalle condizioni del lavoro, nelle fabbriche, nei campi, negli alberghi, negli uffici, nei tabacchifici. Prestano in questi contesti un servizio svolto con precisione, con intelligenza, con acutezza per quel che concerne le azioni quotidiane. C’è collaborazione, c’è difesa, c’è interdipendenza con le proprie colleghe, per i propri diritti. Le donne, fin dall’infanzia, imparano a svolgere le faccende domestiche, a dare un apporto legato alla vita civile e contadina, un apporto familiare legato allo scambio dei beni, di qualsiasi tipo (la dimensione dello scambio è fondamentale nell’ambito della guerra, per mangiare e sopravvivere).

testimonianza di: Carmela Crovetti (segmento 3, “Darsi da fare”; dal minuto 00:00 al minuto 3:00).

Alcune donne proseguono con gli studi nel campo della moda, della sartoria e della medicina (è da citare l’importantissimo apporto e supporto di numerose ostetriche, infermiere, crocerossine durante le guerre; la loro assistenza, sia di giorno, sia di notte, ha salvato molte vite). 

Spiega Maria Luisa Crudeli: «Entrando a Milano, a Bergamo, in camion con mia madre e mia sorella, l’ho trovata tappezzata dei manifesti per la Croce Rossa.» Continua con questo tema dicendo: «Ho visto tutti questi manifesti, allora la mattina ho detto a mamma “vado a fare un giretto” e mi sono iscritta alla Croce Rossa. Poi quello che ho passato a Bergamo, di sofferenza, di cosa…perché naturalmente essendo romana ero da buttare, ecco. Ero abbastanza timida, piena di idee, idee che sono riuscita ad avvalorare insomma perché, nonostante la storia di mio padre che per tutti quegli anni non ha voluto più pranzare con me perché odoravo di ospedale, comunque ho passato una buona vita, poi mi sono sposata ho due figli». Infine: «L’unica cosa che mi ha un po’ messo le idee a posto è che sono entrata subito alla Croce Rossa e ho fatto dal ’42 ‘43 ‘44 ’45, 4 anni di Croce Rossa in ospedale. In ospedale c’era del buono, del brutto, del cattivo». 

Interessante è la formazione di molte donne sia nel campo agricolo, sia nel campo meccanico (l’ambito femminile, difatti, in questi settori è subentrato per mansioni e occupazioni che, precedentemente, sono state eseguite dagli uomini; quest’ultimi si trovano al fronte). Di rilievo, inoltre, è la fondazione di associazioni di volontariato e di assistenza. Alcune donne, attraverso queste due attività, hanno scoperto la vera bellezza della vita, la realtà che conta davvero. Poter guardare il cielo, poter ammirare la natura e il mondo. La consapevolezza della fortuna di poterlo fare. 

testimonianza di Mariagiulia Radice (segmento 1, “Presentazione”. Dal minuto 04:00, al minuto 5:58).

Le donne non si arrendono: c’è chi legge i giornali, c’è chi racchiude i propri pensieri e le testimonianze della propria vita per iscritto. Carmela Crovetti ha racchiuso pezzi della sua vita all’interno di un quaderno. Vive una vita prevalentemente contadina, attraversata dalle difficoltà della guerra, ma racconta la sua vita trascorsa con serenità durante la giovinezza, con il poco che basta attraverso gli scambi, l’aiuto reciproco, la collaborazione familiare, sociale e umana. Il lavoro di tutti per far scorrere nel miglior modo possibile la quotidianità.


[1] La strage dimenticata delle donne. 2020, Luca Frigerio

[2] Rapporto Istat: “Il lungo cammino dell’istruzione”, 2026 – Genovesi A., Storia della scuola in Italia dal Settecento a oggi, Laterza.

Esposizioni collegate

Altre esposizioni